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#StrakerEraPresenteQuando…

Ieri sera su Twitter si è assistito ad un fenomeno singolare, lo #StrakerEraPresenteQuando (https://twitter.com/hashtag/strakererapresentequando?f=realtime&src=hash). Vi ricordate di Straker, alias Rosario Marcianò, di cui ho scritto nell’articolo precedente? Dovete sapere che costui per darsi credito presso i suoi ha azzardato qualunque tipo di ipotesi su qualunque tema possibile, sciacallando anche su notizie di cronaca nera della gravità dell’aereo caduto in Ucraina, le alluvioni a Genova e in Sardegna o sul ferimento del carabinier Giangrande a Roma. Diciamo, senza peli sulla lingua, che sinceramente sarebbe molto più veloce fare l’elenco delle notizie di cronaca nera su cui non ha detto la sua che di quelle su cui l’ha detta. Oggi in particolare sono venuta a conoscenza del fatto che costui abbia speculato anche sulla morte di Lady Diana dicendo che lui sa che è stata ammazzata perché lui nel tunnel c’era.

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Un po’ per ridere e un po’ per mostrare ulteriormente ai miei contatti il livello di bassezza a cui quest’uomo è riuscito ad arrivare ho postato questo screenshot su Facebook e su Twitter ed ho ricevuto questa risposta:

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Dopo pochissimo si è scatenata la gara a chi postava l’avvenimento più originale a cui Straker sarebbe stato presente, in poco tempo l’hashtag è cresciuto prendendo vita propria e dando origine a delle vere e proprie perle. Del resto non è la prima volta che a delle castronerie i social media rispondono con il sarcasmo e l’ironia: possiamo facilmente ricordare proprio il caso di Spielberg che avrebbe ucciso il triceratopo.

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Un po’ perché ritengo che, ovviamente dopo il debunking e la giusta informazione scientifica, l’ironia sia il modo migliore di affrontare e sbugiardare questi ciarlatani e un po’ perché effettivamente alcune battute sono davvero divertenti ho deciso di fare qui una raccolta delle migliori.

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E infine, permettetemene due mie, dedicate ad un amicone specialissimo:

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La maschera del lupo cattivo – Grazie maestre perché non credo a Tanker Enemy

Quando ero una bambina, diciamo a 6, 7 anni, tutti mi dicevano che era importante studiare per non farsi fregare da adulti. Me lo ripetevano le maestre, la mamma, il mio papà così innamorato della cultura, la cara tata che mi faceva fare i compiti. E siccome ero insofferente all’imparare a memoria e per pigrizia cercavo i meccanismi per arrivare a coniugazioni e tabelline ragionando anziché ripetendo a pappagallo qualcuno mi ha anche detto che era un bene ragionare anziché memorizzare, che avrei imparato a non cascare nelle fregature che le persone cattive avrebbero cercato di rifilarmi. Io, piccola e ingenua, pensavo ad addizioni, sottrazioni e moltiplicazioni applicate allo scontrino dell’Esselunga. Pensavo fosse lì che la gente avrebbe potuto fregarmi, coi commercianti che avrebbero potuto darmi qualche moneta in meno di resto o non farmi lo sconto giusto per i saldi. Cose così. Che tutto sommato se non sei alla canna del gas non è che ti cambino la vita. Da adolescente poi ho cominciato a pensare si trattasse del pagamento delle tasse, dei calcoli sugli interessi del mutuo o il leasing della macchina… Insomma, l’ho sempre legato a problemi economici immediati, di compravendita. Lasciamo perdere poi il fatto che pesavo soprattutto alla matematica, probabilmente per il mio odio viscerale per le lunghissime equazioni che sapevo benissimo come risolvere ma che inevitabilmente sbagliavo per distrazione prendendo un sacco di dannati 5, 5.5, 6- (sì, l’amore per la matematica è una scoperta recente). Ma il succo è che pensavo che alla fin fine della cultura per vivere tranquilli bastasse ciò che si impara alle elementari e che il resto fosse un di più, un bellissimo vezzo di chi come me amava la letteratura e la scienza.

Quanto non avevo capito!

Eh già. Quando sei un bambino non capisci a fondo che il problema non è chi ti frega una volta su due soldi… ma chi continua a fregarti perché sembra la nonna, ma in realtà è il lupo cattivo e non si toglierà subito la maschera ma piuttosto la terrà su contro ogni evidenza fino ad essersi spolpato tutta la carne che avevi addosso.

Ora li ho incontrati di persona, questi lupi cattivi. Ed hanno tutti la faccia da buoni. Si pongono tutti come gli eroi solitari contro un mondo ingiusto, gli unici che urlano al vento una verità inascoltata perché ai potenti fa comodo nascondere le cose per farci male… e ci salveremo solo ascoltandoli. E voi direte: “Sì, va be’, il classico messia. Ma chi li segue, ma chi li ascolta?”.

Vi stupireste. Lo sapete chi è Rosario Marcianò? Il suo nome d’arte è Straker e ha un blog chiamato Tanker Enemy ed è il guru del movimento anti-scie chimiche. I membri di questo movimento sono fermamente convinti che il mondo sia controllato da una sorta di consorzio di oscuri signori che attuano ogni sorta di oscenità per controllarci, tra cui l’irrorazione delle scie chimiche. Cosa sono? Le scie degli aeroplani. Naturalmente si tratta solo di acqua condensata, ma per loro sono piene di ogni possibile agente tossico (dal bario al cancro all’AIDS) e vengono sparsi da aerei detti tanker, appunto, per… be’, questo cambia a seconda del complottista che beccate. Per alcuni per alzare la temperatura globale, per altri per abbassarla; per alcuni per far venire le alluvioni, per altri la siccità; per tutti per diffondere malattie orribili. Gli stessi credono anche all’Haarp, macchinario favoloso in grado di generare terremoti. Pazzesco? Sì. Ma guardate un po’ in quanti ci credono… e stranamente quali sono le richieste.

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Ok, a questi è facile non credere, propagandano effettivamente delle enormi minchiate. Oddio, 4.000 persone non sono poche, ma sulla popolazione italiana si perdono, e questo per un motivo: anche se non si hanno specifici elementi di areonatutica/fisica/climatologia, le minchiate sono talmente tante che ci arrivi per vie traverse. Io ci sono arrivata perché essendo biologa ho fatto una sonora risata del fatto che si possa diffondere il cancro per via aerea, altri perché hanno visto su Cronaca Vera che le scie chimiche si sconfiggono con l’aceto di mele… Suvvia, davvero? Gomblottone internazionale intergalattico con CIA, Bildeberg, NWO, alieni rettiliani venuti per controllarci e lo si sconfigge con l’aceto di mele? Allora Vannoni ha il siero di lungavita!

Già. Vannoni. Vannoni è un altro lupo travestito da agnello, ma qui era difficile non cascarci e non posso biasimare chi ci è cascato all’inizio, quando tutti i media lo dipingevano come un salvatore. Io qui non faccio testo: io studio neurobiologia e Vannoni ha detto minchiate sulla neurobiologia, dovevo beccarlo. Ma i miei amici che hanno studiato giurisprudenza, informatica, fisica o qualunque altra cosa che non c’entri un tubo e che invece di cascarci si sono posti due domande restando interdetti li ho apprezzati tantissimo. Chi banalmente conosce il metodo scientifico anche solo per averlo studiato alle superiori e si è detto che Vannoni per essere uno scienziato (che sembrava e che non è) non sembrava applicarlo tanto bene; chi si è chiesto perché i NAS avessero fatto i sequestri da cui poi Vannoni e Giulio Golia (il gatto e la volpe, ndr) avevano cominciato ad urlare allo scandalo (chissà, forse c’era stata una denuncia? Ah sì, più d’una? Ah, ma allora su qualcuno non ha dato questi effetti miracolosi, anzi, eh!)… Ragionamento. Puro ragionamento sulla base di conoscenze pregresse davvero banali, a cui bastava dare ascolto: la scienza funziona così e così e lo so perché lo ho studiato in storia quando ho studiato Galileo; uno psicologo laureato in lettere non può saper nulla di staminali e lo so perché non basta un parolone in scientifichese o in qualunque altro linguaggio forbito per impressionarmi; quando le forze dell’ordine sequestrano qualcosa spesso è sulla base di denunce; non si possono curare decine di malattie diversissime con la stessa cura. O ancora, banalmente: qualche anno fa c’è stato un referendum sulle staminali, mi sono informato allora e quindi ora so che le staminali non funzionano come dice Vannoni. Ma questi sono rari, se no il referendum sarebbe andato diversamente al tempo. Era difficile scovarlo. E quindi ha fregato un sacco di gente. Ed ora vi potrei sottoporre questo facendovi notare come doni i soldi alla fin fine a se stesso e che così magari potrà anche avvalersi di qualche detrazione…

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Ma ci tengo di più a sottolineare che qui la fregatura non porta solo a una perdita pecuniaria, ma soprattutto a una grossa sofferenza e a dei trattamenti inutilmente dolorosi per bambini che hanno già abbastanza sfortune dalla vita e che non si meritano di finire nelle mani di una ciarlatano. E sapete qual è la cosa buffa? Che persone estremamente istruite come i giudici ci sono cascate, convinte di saper tutto e di poter quindi snobbare il parere degli esperti, quelli veri. Mi sa che nei loro esami di filosofia gonfi di tomi enormi si sono dimenticati di studiare il “so di non sapere” di Socrate… o forse lo hanno solo studiato a memoria, senza ragionarci.Perché questo è da far notare: se ragioni anche poche nozioni ti portano lontano, se ragioni e hai molte nozioni arriverai anche più in là… ma se le nozioni che hai per te equivalgono a filastrocche che ripeti meccanicamente non capirai mai una sega.

E poi ci sono i lupi cattivi a lungo termine come la LAV, che spera e non spera che la “vivisezione” (sarebbe più giusto “sperimentazione animale” perché la vivisezione è illegale, ma lasciamo correre) venga abolita, perché in fondo contrastarla è il loro business:

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Loro riempiono la testa della gente di stupidaggini galattiche su quel che succede nei laboratori per sembrare i buoni, così possono chiedere il 5×1000 ai giovani e una menzione nel testamento agli anziani, donazioni a go go alle gentildonne borghesi col cane da borsetta, e via. Peccato che così la gente si abitua a pensare che gli scienziati siano dei mostri e quando ci sarà da votare voterà di conseguenza. Anche qui, il portafoglio è il meno, ma io prego di non vedere mai il giorno in cui verrà abolita la sperimentazione animale prima di avere i mezzi tecnologici per farlo, perché quel giorno dovremo andare in cerca dei nipoti del dottor Mengele per cercare le cure alle malattie direttamente sugli esseri umani. Fortuna che però la LAV su questo ci fa i soldi, quindi, cari animalisti, ho brutte notizie per voi: non lo otterrete mai e non per colpa dei Pro-test cattivi ma perché ai vostri leader non interessa cambiare la situazione e vi danno solo un contentino via l’altro. Contentini che però mettono un sacco di bastoni tra le ruote a chi poi la ricerca nel concreto la dovrebbe fare, tanto che uno quando si presenta a un nuovo conoscente deve aver paura a pronunciare la frase: “Sì, ehm, io… sono… un ricercatore” perché non sa se l’interlocutore vedrà la persona intelligente che ha davvero davanti o uno spietato assassino genocida senza scrupoli. Per arrivare però a scoprire la LAV bisogna saperne parecchie, perché l’argomento è spinoso e loro sono dei maestri di comunicazione: bisogna sapere come funziona il metodo scientifico, come funziona la scienza, magari sapere qualcosa di legislazione, così ci si rende conto delle loro balle; oppure ci si può cominciare a fare due domande vedendo quanti metodi di donazione hanno; oppure bisogna avere un sano, limpido ed irrefrenabile spirito critico, cosa che si allena in anni di ragionamento e non senza fatica, ma è un investimento sicuro.

Infine ci sono milioni di santoni e ciarlatani che magari sembrano non avere un ritorno immediato dalle balle che ci dicono, ma possono guadagnarci in più modi, che si tratti di avere più click su un blog oppure di formare una setta di persone davvero convinte di qualcosa (fosse anche una pessima scelta alimentare) e pronte a credere a qualunque stupidaggine partecipando a corsi, eventi, comprando libri… e rimettendoci in salute. Una curiosità, la mia scoperta della serata (no, prima non li conoscevo): http://www.comemigliorare.com/lavaggio-epatico-come-depurare-il-fegato-per-migliorare-umore-e-benessere-generale/ Ovviamente, no, chi si affida a questo metodo non ha davvero dei calcoli epatici e, sì, è proprio quell’improbabile dieta a far sì che vengano prodotte le pietruzze che poi vengono espulse. Ma guardate come è scritto bene il sito, in che maniera fintamente convincente. E, sì, quelli qui sotto sono i prodotti di questa meraviglia di dieta. 

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Quando ero solo una bambina di 6 o 7 anni, alle elementari, non sapevo quanti lupi cattivi avrei incontrato e quanto sarebbero stati difficili da smascherare e quando mi dicevano che è importante studiare e non a memoria non capivo davvero di che si parlasse. Ma ora lo so e per ogni santone da cui non mi sono fatta fregare devo ringraziare qualcosa che ho scoperto negli anni sui libri, dalle elementari all’università, anche cose banali e che a volte al principio ho ritenuto inutili. Per ogni guru nella cui tela non sono caduta devo ringraziare chi su quelle nozioni mi ha spinta a ragionare dicendomi di non fermarmi al fatto in sé ma di farmi delle domande. E quindi capita adesso di rendermi conto che se non credo a quell’imbroglione di Tanker Enemy è anche grazie ad ogni professore e ad ogni maestra che ho incontrato, anche grazie alla mamma che quando non avevo voglia di fare un tubo alle superiori mi spediva a fare ripetizioni e a tutti coloro che negli anni mi hanno ricordato una cosa a cui al tempo non credevo, ma che ho scoperto essere vera: non è vero che con la cultura non si mangia, non è vero che le nozioni utili finiscono alle elementari… la cultura e il ragionamento sono le due mani che ti permettono di strappare la maschera al lupo cattivo.

La democrazia ai tempi della disinformazione

Non ho la pretesa di sapere molto di politica, ma se c’è una cosa che è facilmente intuibile è che la forma di governo in cui il pensiero del cittadino comune conta di più è sicuramente la democrazia, motivo per cui attualmente è così diffusa in Occidente. Ma la cosa assolutamente più intelligente della democrazia è sicuramente un’altra: il pensiero del singolo, soprattutto nei Paesi relativamente popolosi, si perde nella massa, quindi arrivano a venire attuate solo le idee realmente condivise, che in via del tutto teorica dovrebbero anche essere le più sensate. E fin qui tutto bene, anche perché, se da una parte la libertà di voto richiede al cittadino una forte responsabilità (in quanto perché il voto abbia un senso sono necessari un livello minimo di istruzione e pensiero critico), dall’altra questa stessa diluizione dovrebbe garantire che le posizioni seriamente irrazionali non arrivino mai al governo. Però c’è una falla.

La falla sta nel fatto che si presume che il cittadino medio (o quantomeno la maggioranza) sia correttamente informato sui temi su cui è chiamato a votare e che abbia una forma mentis che gli permetta di scegliere responsabilmente ciò che preferisce in base alle informazioni di cui dispone; ma questa è sempre stata utopia, perché per forza di cose la popolazione si ritrova ad essere stratificata in maniera piramidale riguardo alla cultura e naturalmente anche alla capacità di ragionamento, che non sempre è abbinata alla cultura, ma diciamo che un buon livello culturale dovrebbe aiutare, mentre viceversa una mente non allenata solo in certi rari casi si produrrà in ragionamenti molto complessi, come solitamente sono i temi sui quali il cittadino medio è chiamato a votare: politica monetaria, relazioni nazionali e internazionali, gestione delle problematiche sociali, dilemmi etici… A questo problema naturalmente si è ovviato per molto tempo dando importanza alla scolarizzazione, cosa che ha in effetti cambiato la forma della piramide e diminuito radicalmente il numero di analfabeti. Inoltre i media hanno fatto la loro parte con programmi istruttivi e telegiornali, ma anche su carta stampata con inchieste e appronfondimenti di livello. Tutto questo ha aumentato la consapevolezza della popolazione votante e fino ad ora la democrazia ha dimostrato di reggere e per giunta di funzionare, portando a un grande sviluppo tecnologico e a un deciso miglioramento delle condizioni di vita. Fino all’avvento di un nuovo fenomeno: The Internet.

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Infatti, dopo un’iniziale accoglienza decisamente calorosa, al limite del positivismo, in cui i grandi intellettuali si sono lanciati ad auspicare un sapere infinito, un aumento culturale per l’umanità intera, la democrazia diretta e un unico governo mondiale eletto online… Dopo tutto questo ci si è resi conto che Internet non sottosta alle regole degli altri media: chiunque può scrivervi quello che vuole e nessuno può controllarlo. E questo, per quanto sarebbe una grande potenzialità in una società perfetta, non può far altro che creare problemi nel momento in cui il 25% della popolazione europea è convinto che il sole giri intorno alla terra e un altro 25% non ha le idee molto chiare. Il livello di scolarizzazione si è alzato, ma è chiaro a tutti che la gran parte della popolazione continua a faticare a scrivere in maniera corretta e a far di conto. Forse questo era un problema sommerso prima di Internet, ma l’arrivo dei social network lo ha messo sotto gli occhi di tutti. Ora, questo tipo di popolazione, che non sa scrivere, non sa far di conto ed è inconsapevolmente aristotelico-tolemaica, non sarà mai in grado di distinguere tra un’informazione vera ed una falsa che trova su Internet. Non si porrà neanche il problema che una notizia trovata su un social network possa essere una bufala ma, anzi, più questa sembrerà assurda più verrà condivisa e diffusa, con tanto di indignazione generale. Ciò che va poi a peggiorare la situazione è la totale mancanza di fiducia che si è diffusa in questi anni nei confronti di chi per un motivo o per l’altro ne sa più di te, con la conseguente tendenza di molte persone ad affidarsi ai cosiddetti siti di controinformazione, i quali spesso non solo non sono affidabili, ma addirittura portano tesi complottiste ai limiti dell’assurdo che aumentano ancora di più il senso di instabilità di chi li legge, in un circolo vizioso.

Se volessimo astrarre la questione, potremmo dire che con Internet si è avuta un’esternalizzazione della conoscenza, che fino a quel momento era sempre stata solo interna all’essere umano e supportata solo da qualche ausilio utile ad acquisirla e tramandarla. Internet invece si è rivelato essere non un ausilio, bensì un vero e proprio un deposito della conoscenza (e delle supposizioni) collettiva. Uno strumento del genere può essere naturalmente usato in modo proprio solo da chi già di suo abbia internalizzato un tot di conoscenze e che possieda delle capacità ragionative e discriminative fortemente allenate. Viceversa, chi non ha mai internalizzato un pool minimo di nozioni non possiede gli strumenti per viaggiare nella rete senza abboccare alle bufale più strane.

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E ora voi direte: “Ok, ma cosa c’entra con la trattazione iniziale sulla democrazia?”. Ebbene, immaginate una società basata sul fatto che il cittadino medio (o quantomeno la maggioranza) sia correttamente informato sui temi su cui è chiamato a votare e che abbia una forma mentis che gli permetta di scegliere responsabilmente ciò che preferisce in base alle informazioni di cui dispone… E che tutte le sue informazioni possano potenzialmente essere bufale. Studi recenti dimostrano come il livello di attenzione alla qualità della notizia dell’utente medio sia infimo e che generalmente vengano prese per buone esattamente allo stesso modo le informazioni che si trovano sui giornali e quelle che si trovano su Internet, come se avessero lo stesso livello di affidabilità. Ma se volessimo andare oltre ci accorgeremmo che anche i mass media più tradizionali, come televisione e giornali, hanno cominciato a seguire la tendenza della rete a parlare di alcuni fatti senza verificarli ma solo per l’audience che portano, che poi è l’esatto equivalente del numero di like e condivisioni di una pagina Facebook, a ben guardare. Un esempio lampante è quello del caso Stamina, in cui ben pochi si sono premurati di verificare i fatti prima di dare rilevanza mediatica alla notizia, portando questo fenomeno a creare grossi problemi alle istituzioni, fino a impegnare il Ministro della Salute, che certamente avrebbe potuto impiegare il suo tempo in altri modi più utili per la nostra Sanità barcollante. Per altro, la cosa seriamente inquietante è che il fenomeno si estende davvero a qualunque campo dello scibile, compresa (e purtroppo con un posto di eccellenza) la scienza, ambito nel quale per tradizione l’Italia vanta alcuni grandi nomi, contornati però da una diffusione della conoscenza scientifica che farebbe piangere Leonardo Da Vinci.

Ora, se tutte le informazioni di cui disponi possono essere ugualmente verificate o meno, vere o parzialmente vere o palesemente false, questo indubbiamente andrà ad inficiare il tuo voto. Diciamo per esempio che si sia chiamati ad esprimersi con un voto riguardo alla sperimentazione animale: di quali informazioni dispone la popolazione? Di una serie di immagini raccapriccianti e descrizioni orribili reperibili in rete, di menzogne vere e proprie riguardo a ciò che è permesso e ciò che non lo è e di un servizio televisivo e giornalistico che mette alla pari gli scienziati pro e gli “scienziati” contro, che spesso non hanno davvero una carriera scientifica alle spalle e che comunque rappresentano circa l’1% della comunità scientifica, secondo un sondaggio di Nature. Ora, tutto questo rientra chiaramente nell’ambito della disinformazione: esistono fonti affidabili che riportano la realtà dei fatti, ma ad oggi hanno ancora meno risonanza mediatica rispetto ai siti di disinformazione. Dovessimo essere chiamati a votare su questo, probabilmente il risultato non sarebbe positivo per la sperimentazione, causando dei danni irreparabili alla ricerca e alla sanità, visibili però sul lungo periodo, cosa che non permetterebbe alla popolazione disinformata di associare il danno alla sua causa. Quindi di fatto la popolazione voterebbe senza saperlo contro il proprio interesse.

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Ma questo è un discorso che si può fare su qualunque argomento: quando il popolo ha di fatto potere sulla vita politica ma non ha i mezzi per discriminare la decisione giusta da quella sbagliata, la probabilità di risultati controproducenti diventa altissima. La naturale conseguenza è la seguente: ai tempi della disinformazione la democrazia non esiste. Ai tempi della disinformazione purtroppo rimane solo l’illusione della democrazia, ma la forma di governo cambia in qualcosa di decisamente più caotico e governato esclusivamente dal carisma di chi parla e non dall’affidabilità di quel che dice. Nell’antica Atene, questa forma di governo era chiamata in un altro modo: demagogia.

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