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Vaccinarsi o non vaccinarsi, questo è il problema.

Viste le polemiche di questi giorni, ho deciso di pubblicare nuovamente tre miei articoli che erano usciti un anno e mezzo fa sul blog  http://www.quarantadue.ch/. Purtroppo non siamo più in topic riguardo alla stagione, ma ci accontenteremo. =)

Ed eccoci qua: passata l’estate e cadute le foglie, anche quest’anno è arrivato l’inverno. E con lui tutti i malanni di stagione. Sicuramente ci saremo trovati di fronte a un bivio: “Che faccio, mi vaccino? Oppure no?”. La scelta non è semplice, se non altro per la marea di voci contrastanti che si sentono da mass media, medici, conoscenti… C’è chi pensa che i vaccini saranno la salvezza da una devastante pandemia e chi non si vaccina è un pazzo, chi crede che un’influenza non sia mai una buona cosa, quindi almeno bambini e anziani dovrebbero vaccinarsi, chi poi riconosce l’utilità dei vaccini per le malattie gravi, ma se può tenersi lontano da tutti gli altri è solo contento, e infine c’è chi su questi farmaci dice peste e corna. Chi ha ragione?

Si giri, non le farà alcun male!

 

 

Per capirlo, prima di tutto chiariamoci su che cosa sono i vaccini. Un vaccino è un preparato contenente un antigene che può stimolare il nostro sistema immunitario, in particolare l’immunità acquisita.E’ una sorta di allenatore per le sentinelle del nostro corpo: ci mette di fronte a un nemico che è già KO, così quando lo troveremo al massimo della sua forma fisica lo riconosceremo e lo pesteremo a dovere. Ok, fin qui è tutto bellissimo… Ma allora perché tutte queste polemiche? Una parte delle problematiche risiede in alcuni cavilli insiti nella natura stessa del vaccino, come il fatto che alcune formulazioni contengano il virus non morto o inattivato, bensì solo indebolito e quindi potenzialmente dannoso (anche se i casi sono rari), o che non è effettivamente necessario vaccinare l’intera popolazione per debellare un certo morbo: c’è una ben definita percentuale di persone che deve subire il trattamento, quindi ci si potrebbe chiedere perché esporre tutti a eventuali rischi. Un’altra paura è stata scatenata nel 1998 da tal Wakefield, un gastroenterologo inglese che in un articolo pubblicato su “Lancetmillantava un presunto collegamento tra il vaccino trivalente (il cosiddetto MORUPAR) e l’autismo: come approfondiremo in un dossier futuro, questa tesi si è poi rivelata del tutto infondata, tuttavia le conseguenze della pubblicazioni sono state di proporzioni gigantesche e in alcuni casi hanno avuto risvolti tragici, senza contare che l’eco della controversia è ancora ben viva in molte fasce della popolazione, fuori dalle frange della comunità scientifica. Un’ultima polemica risiede, come sempre quando si parla di ricerca biomedica e case farmaceutiche, nella sperimentazione sugli animali, che purtroppo è ancora necessaria per produrre farmaci sicuri per l’uomo, ma che non smette di impressionare l’opinione pubblica. 

Dunque le questioni sono parecchie. Il nostro umile intento è quello di provare a fare un po’ di chiarezza tramite qualche articolo a riguardo, che pubblicheremo qui su Quarantadue in più puntate. Quest’oggi lo “chef” propone un’intervista alla professoressa Caterina La Porta, stimata ricercatrice di fama internazionale, e al professor Alessandro Zanetti, direttore del Laboratorio per la sorveglianza dell’influenza in Lombardia, entrambi professori presso l’Università degli Studi di Milano.

Caterina La Porta

 

Alessandro Zanetti

 

1. Che cosa sono i vaccini e come funzionano?

C.L.P. : Un vaccino contro un’infezione è costituito da una forma modificata di una sostanza in grado di stimolare una risposta immunitaria. Pertanto, quando somministrato a un individuo sano, non induce malattia ma induce nell’organismo una risposta immunitaria. Quando lo stesso individuo verrà a contatto con lo stesso patogeno risponderà in modo più rapido ed efficace e quindi non si ammalerà.
A.Z.: I vaccini sono preparati biologici costituiti da microrganismi inattivati, attenuati o da parte di essi (i così detti antigeni), in grado di conferire protezione ai soggetti immunizzati. I vaccini devono possedere due requisiti fondamentali: 1) la sicurezza (assenza di effetti collaterali gravi, dopo loro somministrazione) 2) la capacità stimolare una risposta immunitaria simile a quella prodotta dall’infezione da cui ci si intende difendere. La somministrazione di un vaccino porta quindi all’acquisizione da parte del soggetto ricevente di una risposta immunitaria specifica in grado di prevenire in modo efficace e sicuro malattie infettive potenzialmente gravi.

 

2. Quali sono i vantaggi dei vaccini? Quali i rischi?

C.L.P.: I vantaggi sono ovviamente di evitare di ammalarsi per via di quei patogeni per cui ci si era vaccinati. I rischi nel passato potevano essere legati alla mancata inattivazione degli immunogeni e quindi dal rischio di potersi ammalare della malattia a causa del vaccino ma gli attuali vaccini non presentano più questi rischi. L’unico rischio può essere dato da elementi additivi aggiunti nei vaccini per la loro conservazione.
A.Z.: Il vantaggio fondamentale dei vaccini è che immunizzano il soggetto da un certo patogeno, proteggendo dai danni che altrimenti creerebbe. Tuttavia sono importanti anche in termini di sanità pubblica: vaccinando su larga scala si riduce la circolazione del patogeno e quindi la probabilità che un individuo sia esposto alla malattia. Pertanto, un soggetto vaccinato e quindi immune protegge anche gli altri, in quanto ostacola la trasmissione dell’agente infettivo da un soggetto all’altro, secondo un meccanismo conosciuto come immunità di gregge. Pertanto gli interventi di vaccinazione proteggono l’individuo e la comunità. Oggi disponiamo di molti vaccini – tra cui quelli biotecnologici – altamente immunogeni e molto sicuri, ma, come per qualsiasi altro farmaco, la loro somministrazione comporta dei potenziali rischi. I principali effetti collaterali sono di lieve entità e transitori: per lo più febbre e reazioni infiammatorie nel punto di inoculazione. Sono infrequenti quelli più severi, come le complicanze neurologiche (encefaliti, paralisi flaccide). Alcuni eventi segnalati in associazione con le vaccinazioni poi sono così rari che è impossibile sapere se la causa è il vaccino. Ci possono essere anche reazioni allergiche più o meno gravi causate da proteine estranee o sostanze aggiunte al vaccino per migliorare la stabilità e la conservazione. La sicurezza dei vaccini viene costantemente monitorata in termini di farmacovigilanza degli eventi avversi.

3. Una volta nei vaccini era presente il mercurio… C’è ancora? Perché è stato tolto? Possiamo fidarci dell’attuale composizione dei vaccini o c’è ancora qualche elemento che comporta effettivamente dei grossi rischi per la popolazione?

C.L.P.: Il mercurio è stato aggiunto nei vaccini come conservante, quindi per motivi puramente commerciali e senza alcun legame con la funzione del vaccino stesso. Si trova nei vaccini sotto varie forme come il timerosale, cioè come un come un composto organico che contiene mercurio. Sin dal 1930 è stato usato come conservante in molti prodotti biologici e farmaci, inclusi i vaccini, per poter allungare la durata di vita del composto stesso senza contaminazioni microbiche. E’ stato recentemente eliminato (intorno al 1999) o messo in tracce negli Stati Uniti come risposta precauzionale verso la massiccia letteratura scientifica che ha mostrato un possibile effetto tossico di questo composto anche nell’uomo, effetto che comunque è ancora oggi molto dibattuto. Attualmente solo il vaccino anti-influenzale contiene timerosale in tracce mentre in tutti i vaccini per i bambini sotto i 6 anni è assente. In Europa intorno al 2004 è stato emesso un avviso sull’uso del timerosale nei vaccini, anche se si ribadisce la non chiara evidenza scientifica di un effetto tossico di tali composti si suggerisce di ridurne le dosi il più possibile. Nel 2005 il Consiglio Europeo evidenzia l’importanza di ridurre l’uso di sostanze che contengono mercurio anche nei vaccini. Nel 2006 c’è una risoluzione del Parlamento Europeo che dice chiaramente di ridurre l’uso del timerosale nei vaccini e di usare vaccini senza mercurio, anche per quel che riguarda i multidose. Ogni paese europeo ha poi iniziato una propria politica verso questo problema. In Italia, un decreto del 2001 ha bandito l’uso di mercurio dai vaccini, ma è stato poi ripristinato nel 2003 dicendo che si possono produrre vaccini con mercurio quando non ci sono alternative. Al momento non c’è una politica chiara nel nostro paese con delle linee guida chiare. La tossicità del mercurio nell’uomo è dibattuta, ma il punto forse su cui riflettere è se veramente serve aggiungerlo. Ha uno scopo puramente commerciale e non dà alcun vantaggio riguardo al fine per cui ci vacciniamo, quindi rimane dubbia la necessità di aggiungerlo. D’altra parte, poiché è usato come agente tossico per possibili contaminazioni microbiche, è anche logico che abbia un qualche effetto sull’uomo anche se le dosi e il possibile effetto sulla funzionalità cellulare e sullo sviluppo (visto la massiccia campagna vaccinale nei bambini) rimangono chiaramente elementi complessi da chiarire.
A.Z.: Negli ultimi anni molti si sono preoccupati che i conservanti a base di mercurio (quale il thimerosal o etil mercurio), usati per prevenire la crescita di batteri e miceti, potessero causare a lungo termine effetti dannosi sul sistema nervoso e su altri organi ed apparati. Indagini retrospettive non hanno dato evidenze riguardo a danni neurologici o renali nei bambini vaccinati, né di altri effetti tardivi legati ai quantitativi di mercurio contenuti nei vaccini. E’ invece accertato che il thimerosal può portare, in alcuni soggetti, sensibilizzazione nei confronti di altri composti mercuriali (es. il mercurio-cromo per disinfettare le ferite), con possibili conseguenti reazioni allergiche, per lo più dermatiti da contatto. Per rendere i vaccini sempre più tollerabili e bene accetti dalla popolazione si è rimosso – per motivi puramente prudenziali e nonostante l’assenza di prove scientifiche di eventuali danni – il thimerosal dai vaccini monouso. In Italia pertanto non sono attualmente in commercio vaccini per l’infanzia contenenti derivati mercuriali e dove tracce di tale sostanza potrebbero ancora essere presenti l’avvertenza deve essere riportata in scheda tecnica, per via della possibile sensibilizzazione e di reazioni allergiche.

 

4. Qual è la percentuale di persone che deve essere vaccinata in un dato posto perché la malattia venga debellata? Potrebbe essere considerato paternalistico da parte dello stato imporre un’obbligatorietà della vaccinazione per un dato morbo?

C.L.P: Perché si abbia un effetto sulla popolazione bisogna prevedere una campagna vaccinale per tutta la popolazione. E’ quindi una questione politica ed economica.
A.Z.: L’eradicazione di una malattia infettiva rappresenta l’obiettivo a lungo termine di molti programmi vaccinali, ma è perseguibile solo adottando la giusta strategia. Anzitutto bisogna puntare su un target di soggetti effettivamente interessati (es. per il morbillo, soprattutto sui bambini). Quindi è necessario conoscere la percentuale di popolazione target da immunizzare per interrompere la trasmissione dell’infezione nella popolazione, che dipende dal grado di trasmissibilità del patogeno: più è elevato, più alta sarà la percentuale di popolazione da vaccinare per interrompere la circolazione dell’agente infettivo. Il morbillo, per esempio, è una tra le malattie infettive più contagiose e per eradicarla la percentuale di soggetti da immunizzare superiore al 95 per cento della popolazione mondiale suscettibile. Vaccinare un’alta percentuale di bambini nei Paesi ad alto reddito significa contribuire a interrompere la catena di trasmissione mondiale del virus anche nei Paesi più poveri, dove – per le modeste risorse disponibili- è più difficile vaccinare e la malattia causa ancora un elevato numero di morti. In molti Paesi le vaccinazioni sono volontarie e vengono rese obbligatorie solo in situazioni di allarme epidemiologico; in Italia invece ci sono vaccinazioni obbligatorie e vaccinazioni raccomandate. Attualmente sono obbligatorie per tutti i nuovi nati, dal terzo mese di vita, le vaccinazioni contro difterite, tetano, poliomielite ed epatite B. Quelle raccomandate invece sono quelle per cui non c’è un obbligo di legge, ma una forte motivazione epidemiologica, clinica ed etica per somministrarle. In questo contesto vengono anche prese in considerazione valutazioni di costi-benefici e di opportunità per la tutela della salute individuale e collettiva. L’obbligo vaccinale ha permesso di raggiungere risultati difficilmente perseguibili con altre forme di offerta, ma oggi si cercano modelli alternativi per passare dall’obbligo alla scelta consapevole. Per questo però è necessario che ci siano adeguate capacità organizzative e che la popolazione venga costantemente informata dei benefici che le vaccinazioni comportano a livello individuale e sociale e dei potenziali rischi ad esse associati.

5. Tutti i vaccini sono effettivamente utili o è il caso di fare solo quelli strettamente necessari?

C.L.P: Bisogna programmare le vaccinazioni per le malattie più diffuse o più pericolose per la popolazione.
A.Z.: Non esistono vaccini più o meno utili, ma differenti strategie vaccinali: vaccinazione di massa o vaccinazione di gruppi di soggetti a più elevato rischio di contrarre l’infezione. Gli interventi vaccinali sono prevalentemente associati all’età infantile e solitamente si vaccinano tutti i bambini. Però vale la pena anche di prestare attenzione all’adulto, indirizzando specifici vaccini a soggetti definiti per età, condizioni patologiche o particolari (gravidanza, istituzionalizzazione), attività lavorativa o di tempo libero (viaggi in aree endemiche).

 

6. Come i vaccini influenzano il sistema immunitario? Lo potenziano o lo indeboliscono?

C.L.P.: I vaccini per come ho descritto all’inizio stimolano la risposta immunitaria per quell’agente patogeno rendendo la risposta immunitaria pronta ed efficace.
A.Z.: La vaccinazione fa acquisire al soggetto ricevente una risposta immunitaria specifica, ottenuta mediante la produzione di anticorpi specifici contro il patogeno e con l’attivazione di particolari linfociti (linfociti T citotossici). Per i patogeni a localizzazione extracellulare (come ad esempio molti batteri) il ruolo fondamentale è svolto dagli anticorpi. Contro quelli ad invasività intracellulare (come virus, funghi, micobatteri), invece, l’unica strategia è eliminare le cellule ospiti infette che consentono loro di sopravvivere e moltiplicarsi. È questa la funzione specifica dei linfociti T citotossici. Il periodo necessario per una risposta immunitaria adeguata è di 10-15 giorni dalla vaccinazione, che quindi ha un’efficacia protettiva solo se eseguita qualche tempo prima del possibile contagio. Solo in caso di malattie con periodo di incubazione sufficientemente lungo, come l’epatite B e la rabbia, il vaccino è indicato anche dopo l’esposizione. La capacità di risposta a un’immunizzazione può variare da un individuo a un altro, in base ai fattori genetici, all’età, allo stato nutrizionale e all’esistenza di carenze immunologiche.

 

7. Che effetti possono avere i vaccini su fegato e reni?

C.L.P.: Non mi risultano effetti collaterali, basta pensare a come funziona il vaccino e si capisce che non ha di per sé alcuna contro indicazione.
A.Z.: Risposta già fornita alle domande 2 e 3.

8. Parlando dei vaccini antinfluenzali, sono davvero utili? E’ consigliabile per tutta la popolazione vaccinarsi o è meglio che si vaccinino solo le fasce protette?

C.L.P.: E’ sicuramente utile a mio avviso. E’ chiaro che è un costo quindi si cerca di privilegiare le fasce più a rischio. Comunque i vaccini hanno adesso costi piuttosto contenuti, quello anti-influenzale è intorno ai 15-20 euro.
A.Z.: L’influenza ha un notevole impatto sociale con ripercussioni evidenti dai punti di vista sanitario (soprattutto per le complicanze e la mortalità correlata) ed economico, per costi diretti (spese farmacologiche e ricoveri) e indiretti (perdita di produttività). La vaccinazione è la strategia di prevenzione più efficace in termini di costo-benefici. Per Organizzazione Mondiale della Sanità l’obiettivo primario della vaccinazione antinfluenzale è la prevenzione delle forme gravi e complicate di influenza e la riduzione della mortalità prematura in gruppi ad aumentato rischio di malattia grave. Il vaccino antinfluenzale è indicato per tutti i soggetti che desiderano evitare l’influenza e che non abbiano specifiche controindicazioni ed è consigliato ed offerto gratuitamente agli anziani, ai soggetti (di qualsiasi età) affetti da patologie croniche (malattie cardiovascolari, patologie respiratorie, diabete, deficit immunitari ecc.) e alle donne al secondo e terzo trimestre di gravidanza, oltre che ai soggetti ricoverati in strutture di lungodegenza, ai medici e personale sanitario, a chi è in contatto con soggetti a rischio e agli addetti a servizi di pubblico interesse.

9. Quali sono le fasce più deboli e perché proprio queste fasce di popolazione hanno un sistema immunitario debole?

C.L.P.: Soggetti con patologie che li rendono più a rischio di infezioni o a rischio di possibili effetti collaterali causati dalla malattia o categorie come gli anziani sono considerate categorie a rischio.
A.Z.: Risposta già fornita alla domanda precedente.

 

10. Che cos’è una pandemia e che cosa pensa delle cosiddette “pandemie” degli anni passati?

C.L.P.: Per pandemia si intende la diffusione di un patogeno che interessa più aree geografiche. L’ultima di cui si è molto parlato in realtà non era particolarmente virulenta nell’uomo. E’ chiaro che la diffusione di spostamenti via aereo, treno, nave ha aumento la possibilità di diffusione di un patogeno a livello mondiale quindi è importante monitorare la possibile diffusione di patogeni che anche se lontani potrebbero avere effetti molto importanti sulla salute umana.
A.Z.: I virus influenzali modificano continuamente la loro struttura antigenica e così eludono la risposta immune acquisita nelle stagioni epidemiche precedenti. I cambiamenti a cui vanno incontro i virus influenzali possono essere variazioni minori o maggiori, queste ultime dette shift antigenici. Gli shiftantigenici sono alla base degli eventi pandemici: generano nuovi sottotipi virali con caratteristiche molto diverse rispetto ai ceppi precedentemente circolanti, quindi la popolazione mondiale è del tutto priva di immunità e pertanto suscettibile di pandemia. Sulla base di modelli storico-epidemiologici, una pandemia influenzale può essere attesa in media, tre-quattro volte ogni secolo. Con l’inizio del nuovo millennio (cioè trascorsi circa 40 anni dall’ultimo evento pandemico) l’emergenza di una nuova pandemia sembrava dunque possibile e probabilmente imminente. Nell’aprile del 2009 venne identificato un nuovo virus H1N1, di origine suina, in due bambini nel sud della California. L’analisi genetica dimostrava che questo virus presentava caratteristiche molto diverse rispetto a quelle dei virus di tipo A/H1N1 responsabili delle comuni epidemie stagionali ed ha presentato subito i tre requisiti richiesti ad un virus per essere definito pandemico: la capacità di replicare efficientemente nell’ospite umano, la suscettibilità della popolazione mondiale e la trasmissibilità interumana. Sicuramente la pandemia è stata meno esplosiva delle precedenti – con complicanze in categorie a rischio e circa 18 mila decessi a livello mondiale.

11. Un consiglio ai nostri lettori?

C.L.P: Io consiglio sempre ai miei studenti del corso di immunologia di vaccinarsi contro l’influenza e le mie figlie sono vaccinate ogni anno da quando sono piccolissime. Perché esporsi a un’influenza debilitante soprattutto per i più piccoli con tutti i disagi che comporta, come assenze da scuola, costi aggiuntivi per la famiglia (farmaci, baby sitter…)? La ricerca dovrebbe dai propri studi dare un contributo effettivo alla salute pubblica di tutti e i vaccini sono un esempio ben riuscito: usiamoli! Non sono loro il problema ma gli additivi che eventualmente possiamo trovare, impariamo a leggere le etichette e a chiedere al farmacista il prodotto che pensiamo sia meglio. Essere informati serve proprio a questo
A.Z.: Avere fiducia nei vaccini e consapevolezza che le vaccinazioni sono tra gli interventi più sicuri ed efficaci a disposizione della sanità pubblica per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive.

Abbiamo cercato esperti che a riguardo dell’utilizzo dei vaccini avessero opinioni contrarie a quelle degli intervistati, e cioè che fossero anti-vaccinisti convinti. Non abbiamo trovato nessuno, ma se ci fosse qualcuno disposto a farsi intervistare noi siamo disponibili a farlo, perché ci interessa conoscere un differente e autorevole punto di vista sull’argomento (contattateci tramite l’indirizzo email di Quarantadue che si trova in fondo alla pagina).

(Dopo un anno e mezzo non è ancora saltato fuori un punto di vista contrario da parte di una persona autorevole nel campo, ndr)

 

 

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