La democrazia ai tempi della disinformazione

Non ho la pretesa di sapere molto di politica, ma se c’è una cosa che è facilmente intuibile è che la forma di governo in cui il pensiero del cittadino comune conta di più è sicuramente la democrazia, motivo per cui attualmente è così diffusa in Occidente. Ma la cosa assolutamente più intelligente della democrazia è sicuramente un’altra: il pensiero del singolo, soprattutto nei Paesi relativamente popolosi, si perde nella massa, quindi arrivano a venire attuate solo le idee realmente condivise, che in via del tutto teorica dovrebbero anche essere le più sensate. E fin qui tutto bene, anche perché, se da una parte la libertà di voto richiede al cittadino una forte responsabilità (in quanto perché il voto abbia un senso sono necessari un livello minimo di istruzione e pensiero critico), dall’altra questa stessa diluizione dovrebbe garantire che le posizioni seriamente irrazionali non arrivino mai al governo. Però c’è una falla.

La falla sta nel fatto che si presume che il cittadino medio (o quantomeno la maggioranza) sia correttamente informato sui temi su cui è chiamato a votare e che abbia una forma mentis che gli permetta di scegliere responsabilmente ciò che preferisce in base alle informazioni di cui dispone; ma questa è sempre stata utopia, perché per forza di cose la popolazione si ritrova ad essere stratificata in maniera piramidale riguardo alla cultura e naturalmente anche alla capacità di ragionamento, che non sempre è abbinata alla cultura, ma diciamo che un buon livello culturale dovrebbe aiutare, mentre viceversa una mente non allenata solo in certi rari casi si produrrà in ragionamenti molto complessi, come solitamente sono i temi sui quali il cittadino medio è chiamato a votare: politica monetaria, relazioni nazionali e internazionali, gestione delle problematiche sociali, dilemmi etici… A questo problema naturalmente si è ovviato per molto tempo dando importanza alla scolarizzazione, cosa che ha in effetti cambiato la forma della piramide e diminuito radicalmente il numero di analfabeti. Inoltre i media hanno fatto la loro parte con programmi istruttivi e telegiornali, ma anche su carta stampata con inchieste e appronfondimenti di livello. Tutto questo ha aumentato la consapevolezza della popolazione votante e fino ad ora la democrazia ha dimostrato di reggere e per giunta di funzionare, portando a un grande sviluppo tecnologico e a un deciso miglioramento delle condizioni di vita. Fino all’avvento di un nuovo fenomeno: The Internet.

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Infatti, dopo un’iniziale accoglienza decisamente calorosa, al limite del positivismo, in cui i grandi intellettuali si sono lanciati ad auspicare un sapere infinito, un aumento culturale per l’umanità intera, la democrazia diretta e un unico governo mondiale eletto online… Dopo tutto questo ci si è resi conto che Internet non sottosta alle regole degli altri media: chiunque può scrivervi quello che vuole e nessuno può controllarlo. E questo, per quanto sarebbe una grande potenzialità in una società perfetta, non può far altro che creare problemi nel momento in cui il 25% della popolazione europea è convinto che il sole giri intorno alla terra e un altro 25% non ha le idee molto chiare. Il livello di scolarizzazione si è alzato, ma è chiaro a tutti che la gran parte della popolazione continua a faticare a scrivere in maniera corretta e a far di conto. Forse questo era un problema sommerso prima di Internet, ma l’arrivo dei social network lo ha messo sotto gli occhi di tutti. Ora, questo tipo di popolazione, che non sa scrivere, non sa far di conto ed è inconsapevolmente aristotelico-tolemaica, non sarà mai in grado di distinguere tra un’informazione vera ed una falsa che trova su Internet. Non si porrà neanche il problema che una notizia trovata su un social network possa essere una bufala ma, anzi, più questa sembrerà assurda più verrà condivisa e diffusa, con tanto di indignazione generale. Ciò che va poi a peggiorare la situazione è la totale mancanza di fiducia che si è diffusa in questi anni nei confronti di chi per un motivo o per l’altro ne sa più di te, con la conseguente tendenza di molte persone ad affidarsi ai cosiddetti siti di controinformazione, i quali spesso non solo non sono affidabili, ma addirittura portano tesi complottiste ai limiti dell’assurdo che aumentano ancora di più il senso di instabilità di chi li legge, in un circolo vizioso.

Se volessimo astrarre la questione, potremmo dire che con Internet si è avuta un’esternalizzazione della conoscenza, che fino a quel momento era sempre stata solo interna all’essere umano e supportata solo da qualche ausilio utile ad acquisirla e tramandarla. Internet invece si è rivelato essere non un ausilio, bensì un vero e proprio un deposito della conoscenza (e delle supposizioni) collettiva. Uno strumento del genere può essere naturalmente usato in modo proprio solo da chi già di suo abbia internalizzato un tot di conoscenze e che possieda delle capacità ragionative e discriminative fortemente allenate. Viceversa, chi non ha mai internalizzato un pool minimo di nozioni non possiede gli strumenti per viaggiare nella rete senza abboccare alle bufale più strane.

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E ora voi direte: “Ok, ma cosa c’entra con la trattazione iniziale sulla democrazia?”. Ebbene, immaginate una società basata sul fatto che il cittadino medio (o quantomeno la maggioranza) sia correttamente informato sui temi su cui è chiamato a votare e che abbia una forma mentis che gli permetta di scegliere responsabilmente ciò che preferisce in base alle informazioni di cui dispone… E che tutte le sue informazioni possano potenzialmente essere bufale. Studi recenti dimostrano come il livello di attenzione alla qualità della notizia dell’utente medio sia infimo e che generalmente vengano prese per buone esattamente allo stesso modo le informazioni che si trovano sui giornali e quelle che si trovano su Internet, come se avessero lo stesso livello di affidabilità. Ma se volessimo andare oltre ci accorgeremmo che anche i mass media più tradizionali, come televisione e giornali, hanno cominciato a seguire la tendenza della rete a parlare di alcuni fatti senza verificarli ma solo per l’audience che portano, che poi è l’esatto equivalente del numero di like e condivisioni di una pagina Facebook, a ben guardare. Un esempio lampante è quello del caso Stamina, in cui ben pochi si sono premurati di verificare i fatti prima di dare rilevanza mediatica alla notizia, portando questo fenomeno a creare grossi problemi alle istituzioni, fino a impegnare il Ministro della Salute, che certamente avrebbe potuto impiegare il suo tempo in altri modi più utili per la nostra Sanità barcollante. Per altro, la cosa seriamente inquietante è che il fenomeno si estende davvero a qualunque campo dello scibile, compresa (e purtroppo con un posto di eccellenza) la scienza, ambito nel quale per tradizione l’Italia vanta alcuni grandi nomi, contornati però da una diffusione della conoscenza scientifica che farebbe piangere Leonardo Da Vinci.

Ora, se tutte le informazioni di cui disponi possono essere ugualmente verificate o meno, vere o parzialmente vere o palesemente false, questo indubbiamente andrà ad inficiare il tuo voto. Diciamo per esempio che si sia chiamati ad esprimersi con un voto riguardo alla sperimentazione animale: di quali informazioni dispone la popolazione? Di una serie di immagini raccapriccianti e descrizioni orribili reperibili in rete, di menzogne vere e proprie riguardo a ciò che è permesso e ciò che non lo è e di un servizio televisivo e giornalistico che mette alla pari gli scienziati pro e gli “scienziati” contro, che spesso non hanno davvero una carriera scientifica alle spalle e che comunque rappresentano circa l’1% della comunità scientifica, secondo un sondaggio di Nature. Ora, tutto questo rientra chiaramente nell’ambito della disinformazione: esistono fonti affidabili che riportano la realtà dei fatti, ma ad oggi hanno ancora meno risonanza mediatica rispetto ai siti di disinformazione. Dovessimo essere chiamati a votare su questo, probabilmente il risultato non sarebbe positivo per la sperimentazione, causando dei danni irreparabili alla ricerca e alla sanità, visibili però sul lungo periodo, cosa che non permetterebbe alla popolazione disinformata di associare il danno alla sua causa. Quindi di fatto la popolazione voterebbe senza saperlo contro il proprio interesse.

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Ma questo è un discorso che si può fare su qualunque argomento: quando il popolo ha di fatto potere sulla vita politica ma non ha i mezzi per discriminare la decisione giusta da quella sbagliata, la probabilità di risultati controproducenti diventa altissima. La naturale conseguenza è la seguente: ai tempi della disinformazione la democrazia non esiste. Ai tempi della disinformazione purtroppo rimane solo l’illusione della democrazia, ma la forma di governo cambia in qualcosa di decisamente più caotico e governato esclusivamente dal carisma di chi parla e non dall’affidabilità di quel che dice. Nell’antica Atene, questa forma di governo era chiamata in un altro modo: demagogia.

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26 pensieri su “La democrazia ai tempi della disinformazione

  1. Complimenti! Anch’io ho provato a trattare il tema della democrazia “moderna”: http://thelightblueribbon.wordpress.com/2013/11/26/quale-democrazia-sul-web/

    “La falla sta nel fatto che si presume che il cittadino medio (o quantomeno la maggioranza) sia correttamente informato sui temi su cui è chiamato a votare e che abbia una forma mentis che gli permetta di scegliere responsabilmente ciò che preferisce in base alle informazioni di cui dispone; ma questa è sempre stata utopia, perché per forza di cose la popolazione si ritrova ad essere stratificata in maniera piramidale riguardo alla cultura e naturalmente anche alla capacità di ragionamento”

    Tragica realtà. Una soluzione potrebbe essere la patente per votare, ossia un ridimensionamento del suffragio universale, ma è molto difficile da attuare.

  2. Il problema è che esiste una fortissima asimmetria tra le conoscenze necessarie per creare qualcosa e quelle necessarie per distruggerlo. E quando le masse arrivano a poter dire la loro su tutto, necessariamente esisterà più gente che sa e vuole distruggere di quanta ne esista che sa e vuole costruire. Ma per conoscere la differenza tra questi due livelli bisogna aver raggiunto il più alto.

  3. Non è mai esistito il positivismo di Internet.
    Invece è esistito un fenomeno molto più importante, che nessuno evidenzia.
    Chi aveva già la forma mentis giusta, ha trovato in internet il modo di espandere i propri orizzonti virtualmente all’infinito.
    Internet non è i social network, semmai i social network sono l’equivalente del centro commerciale in cui i mediocri passano il tempo nella vita vera.
    Tra l’altro mai come oggi è possibile studiare i comportamenti umani nel loro avvenire spontaneamente, grazie proprio a internet.
    Chi vuole vedere solo gli svantaggi per scopi di parte, non fa un buon servizio neanche alla propria causa.

    “Infatti, dopo un’iniziale accoglienza decisamente calorosa, al limite del positivismo, in cui i grandi intellettuali si sono lanciati ad auspicare un sapere infinito, un aumento culturale per l’umanità intera, la democrazia diretta e un unico governo mondiale eletto online… ”

    Tutto questo non è mai avvenuto!
    Non confonda la letteratura fantascientifica o distopica on la realtà.
    Internet, anzi, all’inizio fu completamente snobbata e viveva solo in ambienti accademici e “da nerd” in cui le ricerche le facevamo con gopher i invece dei social network avevamo Usenet, ancora prima di internet.
    Si informi, la prego.

    1. La invito a leggere qualche trattato di neuroscienze dell’epoca prima di dire a me di informarmi, in quanto in quell’ambiente (come in molti altri) il positivismo c’è stato eccome. Un esempio potrebbe ritrovarsi, solo per citarne uno, nel serissimo “Rhythms of the Brain” del grande Buzsaki. E’ interessante come quando non si è a conoscenza delle cose si dica agli altri di informarsi.

      1. ed esattamente come fa ad indicare un libro del 2006 come “il positivismo di internet” che è una invenzione degli anni ’70?
        come fa ad associare il “positivismo di internet” con il momento della sua fine, cioè l’ingresso in pompa magna dei capitali capitalisti, per renderlo un posto non più libero?
        ma lei dov era quando internet nasceva?
        internet è già morta 10 anni fa.
        quella che avete ora è la TV via WIFI.
        qualcuno ci fa i soldi, perché qualcun altro è interessato a pagarlo per fargli fare successo e influenzare gli altri, senza chiamarle mazzette o lobbismo o think tank o influencers o portavoce.
        I tempi dei personaggi alla “thank you for smocking” sono finiti.

        si documenti sul lavoro di gente come Aaron Schwartz, ucciso per il suo attivismo nel volere in internet un mezzo di libera espressione, non la cloaca di tutto la peggior retorica reazionaria del pianeta, lasciata libera di scorrazzare perché le loro briciole per qualcuno sono lo stipendio di una vita.e tutti sono in vendita.
        Se fosse esistita l’idea di internet salvatrice dal male e l’idea fosse stata diffusa, perché persone come Aaron avrebbero combattutto così strenuamente?

        non è mai esistito un positivismo di internet, è esistito semmai chi lo ha artificialmente creato per poi poterlo criticare e distruggere.
        crea il nemico, poi abbattilo, vecchia storia.
        come fate ancora a cascarci?

        Bikeshed, lo chiamerebbe Poul-Henning Kamp; a proposito, guardi bene come e perché internet è quel coacervo di falsità e menzogne, a qualcuno fa comodo.

        [video src="http://mirror.as35701.net/video.fosdem.org//2014/Janson/Sunday/NSA_operation_ORCHESTRA_Annual_Status_Report.webm" /]

        Mi citi uno, solo uno, di quelli che hanno progettato e costruito internet che abbia mai detto: “abbiamo risolto i problemi dell’umanità”.
        loro avevano come scopo la diffusione più rapida del sapere e, guardi un po’, in ambiti dove il sapere è patrimonio che ha un valore tangibile, ha funzionato alla grande.
        La ricerca non è mai progredita così velocemente.
        Certo sperare che medioman al piano di sotto per osmosi imparasse da internet ciò che non ha gli strumenti per apprendere, è da illusi.

        Ma lo strumento c’è e funziona e ha reso possibili cose inimmaginabili fino a pochi anni fa.
        Come ad esempio la divulgazione planetaria e in contemporanea di materiale riservato, riservato al solo scopo di non far sapere alle persone ciò che si complotta alle loro spalle.
        Internet ha in molti sensi abbattuto le frontiere continentali, più di quanto non abbiano fatto i trattati o le guerre.

        Lei scrive “Dopo tutto questo ci si è resi conto che Internet non sottosta alle regole degli altri media: chiunque può scrivervi quello che vuole e nessuno può controllarlo.”

        Altra enorme mistificazione, che PHK smonta in quello splendido intervento di pochi mesi fa che le ho linkato, che addirittura predice heartbleed ( il recente baco di sicurezza che ha reso invalidi e inutili 3/4 dei certificati SSL)
        Internet è stata creata dai militari e fin dal primo giorno ha avuto come obiettivo il controllo, non ci prendiamo in giro!

        Voi umanisti ancora non riuscite a vedere dove si è spostato il terreno dello scontro e ancora fantasticate di un mondo che non esiste più.

        Controllare le persone non è mai stato facile come oggi, grazie al consenso “rubato” a suon di menzogne.
        Grazie alla semplicità con cui le persone sono state invogliate a raccontare tutto di se stesse, dandogli come premio un biscottino, come si fa per addestrare un cane (un like, un retweet, un upvote).

        Chi ha creato internet ha sempre posto come primari due obiettivi:
        – la libertà
        – la privacy
        perché era ben conscio dei pericoli insiti nella completa apertura del mezzo anche alle infiltrazioni esterne.
        non a caso sono tutte persone molto, molto attente alla propria privacy e continuamente in cerca di modi sicuri di garantire la segretezza delle comunicazioni.
        Ha mai sentito parlare di comuniczione sicura su canale insicuro?
        Che positivismo è quello in cui il creatore del mezzo non si fida della sua stessa creatura?
        Non confonda il fatto che agli albori di internet ci si fidasse l’uno dell’altro perché si era pochi e ci si conosceva tutti o quasi, col positivismo.
        Ripeto: non è mai esistito.Non davvero, nella vita vera.

        Se c’è chi è caduto nella trppola in passato e ne ha scritto, colpa sua, ma nessuno di quelli che tecnicamente ha reso possibile che quegli “intellettuali” scrivessero di cose che non conoscono e non sanno manipolare né capire, ha mai creduto che bastasse internet da sola per renderci più liberi.

        Anzi, al contrario hanno sempre temuto, a ragione, che finisse come oggi: che chi ha più soldi e più potere, spodestasse chi ha conoscenze e buone intenzioni.
        Non a caso il genere preferito da queste persone è la fantascienza distopica, che avvisava dei pericoli della tecnica nelle mani sbagliate, più che quella positivista che fantasticava dei mirabolanti futuri possibili.
        L’Eden non esiste e solo chi è sciocco può credervi.

        Non a caso in nessuna agenda politica la net neutrality è al primo posto.
        Non a casa alle persone non frega nulla di net neutrality, succederà, forse, quando la sua assenza le fregherà per sempre.

        Benché io sia d’accordo con gli esempi che lei cita, stamina, sperimentazione animale, cure miracolose, lei non vede il disegno in grande, ma solo i piccoli esperimenti locali per testare il sistema di creazione globale del consenso, attraverso il volontariato (involontario) di chi è facilmente manipolabile e attacca a testa bassa se gli si crea un nemico immaginario da abbattere (estremismo ambientalista e animalista sono due classici esempi).
        Nel frattempo, mentre il diversivo ottiene tutto il suo dirompente effetto di distrazione di massa, le cose che interessano veramente i gruppi di potere, possono essere gestite senza intoppi.

        Il problema è solo e soltanto politico, ma anche far credere che nel 2014 sia più difficile avere la vera democrazia rispetto a 100 anni fa, perché il popolo non avrebbe i mezzi per distinguere le bufale su internet dalla verità, o quantomeno una sua approssimazione credibile, quando mio nonno sapeva a mala pena leggere e scrivere, è, questo si, positivismo.
        Significa pensare che le cose potrebbero andare meglio, invece andrebbero sicuramente molto peggio se non esistesse chi dal giorno Zero si batte perché il mezzo che ha più rivoluzionato la storia del mondo, quello che cambia tutto per sempre, sia nelle mani di tutti, anche di chi non dovrebbe potercele mettere.
        Sta a noi fare si che si continui su questa strada, invece di puntare il dito contro il falso “positivismo di internet”.

  4. La tesi è che ci sono alcune persone con “forma mentis” (…!!) superiore e tanti poveretti con “forma mentis” inferiore… intenet ci ha reso visibile questo fatto e la educazione non può fare più di tanto… Articolo decisamente PERICOLOSO. Io non so perché tante persone condividono le buffale, ne come questo se traduce poi in voti. Non esiste nessuna evidenza di differenze intellettive significative fra gli esseri umani, e nessun scienziato serio utiliza più i vecchi test di coefficiente intellettuale e robe varie che non dicono niente. Questi si possono considerare ormai medievali… Io credo che così come te riesci a renderti conto que una notizia non è vera qualcun altro lo potrebbe fare, ma se preferite credervi superiori…

    1. Si sbaglia, il mio non è un articolo pericoloso in quanto è un’analisi dei fatti, purtroppo confermata dal suo commento: molte persone non sono in grado di capire un testo vagamente complesso quando lo leggono. Questa non è un’accusa, ma un’analisi. Non ho proposto soluzioni, ho posto un problema che è chiaro ed evidente. Per altro io non ho parlato di superiorità, ma di essere in grado di fare qualcosa o meno, nel presente contesto di capire cosa si sta leggendo, discriminare il vero dal falso e usare quelle nozioni per prendere decisioni complesse. Per inciso, è scorretta la nozione di “forma mentis superiore” e “forma mentis inferiore”, in quanto al massimo le formae mentis possono essere diverse e in quanto diverse più o meno atte ad approcciarsi a determinati problemi. Purtroppo pare chiaro che lei necessita di un’ulteriore lettura.

      1. “Ora, questo tipo di popolazione, che non sa scrivere, non sa far di conto ed è inconsapevolmente aristotelico-tolemaica, non sarà mai in grado di distinguere tra un’informazione vera ed una falsa che trova su Internet. Non si porrà neanche il problema che una notizia trovata su un social network possa essere una bufala ma, anzi, più questa sembrerà assurda più verrà condivisa e diffusa, con tanto di indignazione generale. Ciò che va poi a peggiorare la situazione è la totale mancanza di fiducia che si è diffusa in questi anni nei confronti di chi per un motivo o per l’altro ne sa più di te”
        Non solo è una accusa, è anche una molto pesante dato che in seguito viene usata per giustificare perché tu che sembra che sei una di quelli che “sa di più” non riesci a fare niente colpa di tutti gli ignoranti…

    2. Non si parla di superiorità dell’uno o dell’altro. È lasciato ben intendere che si tratta di differenze dovute in gran parte all’educazione e all’istruzione.
      Se per te la competenza dell’uno vale la (in)competenza di un altro, quando hai mal di denti prova a farti curare dal carpentiere. Magari in quel momento ti viene un’illuminazione.

      1. ” dovute in gran parte all’educazione e all’istruzione.”

        sapere dove sta il sole non rende immuni dalle fregature.
        è pieno di ignoranti che hanno costruito imperi perché sapevano distinguere le menzogne dalla verità, il funzionale dall’inutile, io necessario dal superfluo, pur non sapendo probabilmente scrivere neanche il proprio nome.

  5. Esattamente come ho espresso sopra: non sta riuscendo a distinguere un’analisi sociologica da un’accusa da prendere sul personale. Effettivamente io rientro nella fascia di popolazione che dispone di un livello culturale elevato, certo, questo è fuori da ogni dubbio. Non è un merito né una cosa innata, niente di cui vantarsi: non sono nata così, l’ho ottenuto studiando, leggendo e riflettendo, nulla di speciale. Sicuramente però la mia cultura è parziale, come quella di chiunque. Io mi occupo di neuroscienze, e non, per esempio, di architettura. In architettura io sono ignorante. Dunque non mi fiderò insindacabilmente del mio giudizio sull’architettura e se vedo una teoria del complotto che coinvolge gli architetti prima di darvi fede presumibilmente consulterò due o tre architetti, leggerò libri e studierò la cosa da fonti affidabili scritte da chi ne sa più di me: non da chi ha aperto un blog a caso, da chi effettivamente ne sa più di me, cioè da luminari dell’architettura, nel nostro esempio. Questa è una cosa che però pare non piacere a molti, l’ammettere di non essere competenti in qualcosa. Ci si sente subito accusati e ci si deve dibattere come pesci in una rete, come a dover dimostrare di non essere ignoranti. Male: la presunzione porta a non approfondire, il non approfondire porta a un’acquisizione di nozioni parziali o sbagliate e questo porta inevitabilmente ad incrementare la propria ignoranza. Questo intendo: non che la gente sia stupida, ma che tenda a voler sapere tutto anche quando in un determinato campo non è formata e che pretenda di non dare fiducia a chi invece è formato in quel campo. Esempio banale: i vaccini. “Gli immunologi di tutto il mondo concordano che i vaccini non fanno male? Fa niente, io non vaccino i miei figli perché do ascolto ad Andrew Wakefield. Poco importa se è stato incriminato per truffa, io gli do ascolto perché io di tutti quei dottorini sicuramente pagati da Big Pharma non mi fido”. Questo intendo.

    1. il fenomeno buffale lo conosco bene, e poi anch’io ho studiato qualcosa nella mia vita visto che sono un dottore di ricerca in matematica. Non me la prendo personalmente, ma non condivido il lamentarsi di questo e non vedere che la unica via di miglioramento, come lo dice anche “seriously” è e sarà solo la educazione. Basta che facciamo uno sforzo in migliorare quella invece da lamentarsi

  6. La cosa curiosa è che i maggiori assorbitori e diffusori di bufale, coloro che contribuiscono al massimo alla distorsione della realtà tramite Internet, sono spesso coloro che accusavano i media di fare disinformazione e di ingannare le masse…

  7. Mi hai tolto le parole di bocca.
    L’unico argine che intravedo è un eventuale potenziamento dell’insegnamento scientifico fin dalle elementari.
    La scienza non è opinabile, il resto sì.

  8. Basterebbe chiudere i siti fake, tanto lo sappiamo tutti chi fà circolare notizie false, sono sempre i soliti, il corriere del mattino ed informazione.it

    1. Quelli sono di satira, sono dichiaratamente siti di falsa informazione. Ben diversi sono i siti di persone convinte della verità delle scie chimiche, che i vaccini siano dannosi, che la sperimentazione animale sia inutile, che il cancro si cura con la dieta vegana etc etc etc. Quelli sono ben più dannosi perché cercano proseliti.

  9. Ritengo che non sia il problema Intenet, ma la precario sistema scolastico italiano da un ventennio ad oggi. Se non sai leggere un libro il problema non è i libro, ma che tu non hai mai imparato a leggere

  10. OK, condivido. facciamo che votano solo i più intelligenti. ed ovviamente sarò io a scegliere chi lo è abbastanza per votare.
    tutti d’accordo credo….

  11. OK, sono d’accordo. facciamo che solo chi è intelligente può votare. ovviamente sarò io a decidere chi lo è abbastanza per meritarsi la tessera elettorale. tutti d’accordo giusto??

    1. Mai detto questo e assolutamente non lo intendo. Io ho parlato di cultura, non di intelligenza, e di allenamento al ragionamento: entrambe cose acquisibili. Le soluzioni potrebbero essere molteplici. Se dovessi azzardarne una, potrebbe essere, per esempio, quella di mettere dei corsi di pensiero critico nelle scuole. Un’altra potrebbe essere maggiore controllo da parte del garante almeno delle informazioni trasmesse dai media tradizionali, trovando un equilibrio tra libertà di stampa e necessità di non diffondere cose palesemente false e dannose per la società, anche se mi rendo conto che questa seconda è molto difficile perché a volte tra le due cose la linea è sottile.

  12. Il problema è però più politico che scolastico.
    Qualche decennio fa il cittadino aveva di fronte a sé candidati e rappresentanti di cui si fidava.
    Non doveva conoscere nulla riguardo alle problematiche energetiche, mediche ed economiche del Paese.
    Doveva scegliere qualcuno che rappresentasse la sua sensibilità nei riguardi delle esigenze del Paese, più o meno a sinistra per l’azione sociale e più o meno a destra per lo sviluppo e l’impresa.
    Doveva però essere ragionevolmente certo che il nome scritto sulla scheda era quello di un uomo che avrebbe agito cercando il maggior consenso possibile e consultando esperti per orientarsi su ogni questione.
    La contrapposizione ideologica della Guerra Fredda ci ha portato in un paio di generazioni a selezionare i nostri rappresentanti non in base alla competenza, ma all’attaccamento alla propria fazione.
    I media non hanno mancato di peggiorare la situazione, facendoci intendere che l’espressione referendaria fosse più vincolante del mandato elettorale, cosa contraria alla Costituzione e ad ogni criterio legislativo (i votanti del referendum contro il nucleare del dopo Cernobyl non rappresentano il Paese di oggi).
    Non abbiamo saputo cambiare approccio dopo la caduta del Muro. Né nella sinistra ancora marxista, né nella destra berlusconizzata. Anzi l’assenza di palesi ingerenze sovranazionali ha fatto supporre ai nostri governanti che il cinquanta più uno dei seggi equivalesse alla
    Certamente questa diversa politica dovrà orientare anche il mondo dell’istruzione, nell’ottica di formare individui con la pregevole capacità politica di riconoscersi ignoranti (quanti condividono bislacche teorie di pseudo-scienziati sono spesso individui di scarso profitto alla scuola secondaria).

  13. che tristezza..nei vostri scritti ci vedo il seme della dittatura…
    In DEMOCRAZIA è normale che tutti possano avere ed esternare le propie opinioni..e poi votare e scegliere in base ad esse…ma chi vi credete di essere???!!! I nostri nonni hanno lottato e sono MORTI per garantirci questa libertà!
    Spero che siate solo degli adolescenti arrabbiati con il mondo e in crisi ormonale altrimenti qui si mette male..

    1. Da quello che ha scritto si deduce che non ha capito una sola parola di quello che è scritto nell’articolo

      risposta breve: La democrazia è uno strumento fantastico e potentissimo, ma per funzionare necessita di cittadini consapevoli, conscienziosi e sopratutto informati. ciò NON avviene (per svariate ragioni, di cui internet è solo una di tante) questo è il punto focale, non il concetto di democrazia in se.

      risposta articolata: non si discute della democrazia in quanto strumento, ma della “manipolazione”, indotta o autoindotta, della massa che poi usufruirà degli strumenti tipici di stati democratici (voto etc). La differenza è quantomeno abissale.
      In uno stato demcoratico si “presuppone” che il cittadino medio abbia un minimo di bagaglio culturale, di pensiero logico e di conoscenze per potersi esprimere su una rosa di questioni (sempre più spesso molto complesse). purtroppo non siamo in un mondo utopistico e ciò che avviene è ben diverso; persone differenti con differenti livelli di conoscenze spesso non hanno gli strumenti per capire quando una notizia è falsa o inventata e non sanno riconoscere il valore dell’opinione di una persona che magari ha speso una vita di studi dientro tale materia, questo, abbinato a sentimenti popolari “anti sistema” che vanno a braccietto con le tesi complottistiche più disparate, creano una massa di persone che, seppur in buona fede, prediligono le medesime impossibili tesi che tecnicamente la democrazia, in un mondo appunto utopico, dovrebbe debellare => in democrazia solo le tesi maggiormente riconosciute verranno accettate: implica che quelle false vengano automaticamente debellate e vengano scelte solo quelle effettivamente vere o giuste (in linea di massima), ecco questo NON avviene proprio perchè il cardine del ragionamento è che il cittadino medio NON ha la conoscenza, la cultura e la logica minima per adempiere a questo diritto, con tutta una serie di problematiche che derivano da questo fatto e che portano sempre più spesso a tragiche conseguenze (sopratutto nel lungo periodo).

      ps. dare dell’adolescente (?) a chi ha espresso certe idee (completamente fraintese oltretutto) è alquanto interessante come pensiero, denota e sottolinea perfettamente uno dei problemi di cui si parla nell’articolo; non capire un testo e dare adito alle sensazioni di “pancia” senza cercare di capire cosa l’autore ha effettivamente cercato di condividere.

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